giovedì 3 novembre 2011

New Realism o pensiero debole

Supponiamo un attimo per assurdo che l’uomo dia vita ad un qualsiasi genere di scienza per il solo motivo che questa gli sia utile a vivere meglio.
Supponiamo per assurdo di ragionare per una volta in maniera bottom-up.
Supponiamo per assurdo di avere la necessità di conoscere la lunghezza delle coste della Groenlandia, ma allo stesso tempo di conoscere quanti atomi di idrogeno contiene l’acqua che si beve.
Nel primo caso potremmo utilizzare delle misure desumibili da osservazioni satellitari. Ci accorgiamo comunque che la precisione della misurazione è drammaticamente approssimata, anzi, più ci si avvicina con l’osservazione, più utilizziamo una” lente di ingrandimento”, più la lunghezza diventa maggiore rispetto a quella iniziale.
Avviciniamoci sempre di più: la nostra precisione migliora, ma il tempo necessario alla misurazione si dilata, si allunga e quando avremo finito la nostra osservazione, ci accorgeremmo che intanto alcune parti di costa sono state erose dalle maree, altre sono state modificate dallo scioglimento di qualche ghiacciaio. In altre parole, quando abbiamo finito, dovremmo ricominciare perché la dimensione temporale rende la nostra misurazione precisissima, non più attuale, non più rappresentativa della realtà.
A questo punto facciamo un salto di qualità: con un minimo di processo di astrazione, ci accorgiamo che il nostro problema originario ha delle straordinarie similitudini con altre situazioni, tanto per citarne alcune l’osservazione dei fenomeni sociali, l’andamento dei mercati finanziari, le previsioni metereologiche. Più pretendiamo una misura precisa, più la minaccia del tempo mette a rischio l’attualità e l’efficacia della dimensione stessa.
Si ha allora un unico modo di uscita: la formulazione di modelli adattivi, autopoietici che vadano a descrivere un evento nella sua dinamicità. Un modello che corre dietro, fin quando ci riesce, a ciò che deve descrivere.
Concentriamoci adesso sul secondo caso: per sapere se riusciremmo a vivere in un certo spazio, dobbiamo riprodurre le nostre attuali condizioni di vita, in particolare dovremmo andare a vedere se un certo fluido contiene due particelle di idrogeno ed una di ossigeno e questo è vero ora, e per sempre. In altre parole è una realtà che non dipende dal tempo, ma solo dal contesto, dal luogo, ovvero dallo spazio.
Mi piace a questo punto pensare ad una sorta di piramide dei valori di Maslow opportunamente riadattata alle mie speculazioni. Esistono delle necessità primarie della conoscenza in cui non si può fare a meno di ricorrere a delle descrizioni di natura realistica o neo-realistica. Queste sono in corrispondenza biunivoca con la dimensione spaziale. Ci permettono di capire se ora e in un certo posto possiamo sopravvivere. Ma una volta che ho soddisfatto le condizioni minimali di esistenza, ho la necessità di confrontami con la dinamicità imposta dalla dimensione temporale ed ho la necessità di percorrere le gallerie delle astrazioni, i vicoli delle previsioni. Più azzecco una previsione più mi sento realizzato ed ho gli stimoli necessari per affrontare la prossima sfida: la creazione di un eco-sistema che non imploda, che non minacci la mia vita e quella dei miei cari.
Venendo al dunque: perché pensare ad una contrapposizione tra neo-realismo e pensiero debole? Perché non ragionare in termini di contrasto costruttivo dei due punti di vista? Cosa ci vieta di applicare il principio di interdisciplinarità che è alla base della moderna visione socio-economica-scientifica?
Proviamo a pensare i due punti di vista collegati allo spazio ed al tempo: se manca una soltanto delle dimensioni, vivremmo in una condizione di insufficienza, di drammatica restrizione.
Dopotutto qualcuno mi ha insegnato che il “tutto” ha delle proprietà che non si possono riconoscere nelle singoli parti del sistema. Ma questo non significa che le parti che costituiscono il sistema non debbano esistere nella loro coerenza e concretezza: a noi metterle insieme per raggiungere dei traguardi che sono sempre più in alto nella scala dei nostri valori, nella scala delle nostre conoscenze.